Caterina Santinello. Art pour la Danse

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Puoi raccontarci come è nato il progetto Art pour la Danse?

È nato molti anni fa, quando ero una giovane danzatrice classica con la passione per la fotografia. Amavo danzare, ma desideravo anche catturare e fissare la danza in un’immagine, rendere eterno il suo aspetto effimero. Volevo rendere giustizia alla fatica del danzatore, che compie azioni atletiche straordinarie ma spesso troppo veloci per essere ammirate nella loro complessità. La fotografia è stata la prima e più importante componente del progetto Art pour la Danse. Quando ho smesso di danzare in prima persona per spostarmi “dietro le quinte” ho capito che questo mondo è un complesso insieme di attività che sostengono l’aspetto artistico: c’è bisogno di costumi, scenografie, promozione e marketing, grafica e testi specialistici, uffici stampa e attività di divulgazione come workshop e conferenze. Ho fatto esperienza in tutti questi settori e ne ho fatto un’attività che si articola in alcuni ambiti principali: la fotografia di scena (servizi fotografici e workshop per fotografi interessati alla danza), la pianificazione di eventi culturali che coinvolgono la danza (spettacoli, conferenze, videoproiezioni) e la costituzione di una piccola compagnia di “tango-teatro-danza”. Quest’ultimo in particolare è il mio progetto più sperimentale: l’incontro con il tango argentino mi ha dato la spinta per tornare a ballare, e soprattutto per coinvolgere in progetti coreografici persone che iniziano a danzare in età adulta.

Can you tell us how the Art pour la Danse project was born?

It was born many years ago when I was a young classical dancer with a passion for photography. I loved dancing and I wanted to catch and fix the dance in an image, make last forever its ephemeral side. I just wanted to to render justice for the efforts of dancers who undertake enormous athletic efforts but they are often too fast to be fully delighted in all their complication. Photography was the first and the most important component of my Art pour la Danse project. When I finished dancing myself and moved behind the curtains I understood that this world makes a union of many activities that support the artistic aspect, such as making costumes, scenography, graphics, marketing and promotion, press office and creation of events such as workshops and conferences. I have had some experience in all these fields and  several activities  connected to the main spheres: stage photography (photo sessions and workshops for photographers interested in shooting dance), management of cultural events that include dance (spectacles, conferences, video projections) and foundation of a company of “tango-theatre-dance”. This last is particularly my most experimental project: getting to know argentinian tango made me return to dancing and get involved into dance related activities people who start dancing being adults.

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La danza è il tuo unico campo artistico oppure ce ne sono altri?

La danza riceve la maggior parte della mia attenzione, ma cerco di non rimanere legata ad un solo genere, perché nella vita è bene essere pronti a tutto. Inoltre frequentare ambienti di spettacolo e cultura mi ha messo in contatto con molte diverse realtà. Perciò ho approfondito lo studio del ritratto e dello styling personale, ho imparato a realizzare capi di abbigliamento e accessori e, cosa che mi appassiona molto, ad acconciare i capelli. Nelle foto di backstage mi si vede spesso mentre pettino le modelle. Ho anche in mente un progetto fotografico sull’hair-styling “organico”… ma non dico altro, è ancora tutto da inventare. Mi piace anche esercitare la manualità che ho da sempre: ho prodotto una linea di gioielli in ceramica e mi sono cimentata anche nella foto di food, preparando e fotografando i piatti. Sembrano soggetti poco affini tra loro, ma in fondo impastare ingredienti commestibili è come lavorare l’argilla e comporre una pietanza è come assemblare un’acconciatura. La creatività non fa differenze di materia prima!

Is dance your only artistic field or there are others?

I pay the most attention to dance but i seek to not be stuck on one only genre because it’s better to be ready to everything in life. While visiting places where on stage events are held I got involved in many different types of reality. That’s why I decided to deepen my studying of  making portraits and the art of personal styling. I have learned to create costumes and accessories and, one thing that I got really passionate about, make hairstyles. I can be seen making hair of the models quite often on my backstage photos. I also have a photo project in mind that would be connected with organic hairstyling, but I can’t say morte yet because it is all to be yet invented. I like to apply my turn for handcraft  that I always had. For example, I created a line of jewelry made with ceramics and I even tried myself in the field of food photography, preparing dishes and then making photos of them. They seem to be not too refined objects in the beginning but in fact mixing these edible ingredients reminds me of working with clay and composing a dish is a bit like finishing an elegant hairstyle. Creativity doesn’t depend on the materials used!

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Secondo te, un fotografo per fotografare la danza deve conoscere bene questa arte oppure basta essere un bravo fotografo in generale?

Tutto dipende da quale obiettivo si vuole raggiungere (vale per la danza come per qualunque soggetto). Un fotografo generico può sicuramente ottenere delle belle immagini, se ha buon gusto e la giusta padronanza del mezzo tecnico. Ma se il suo scopo è diventare uno specialista della foto di danza ha bisogno di competenze più articolate per rapportarsi al meglio con il soggetto e scegliere la giusta modalità di narrazione. Quando fotografa uno spettacolo su commissione deve prevedere e cogliere i momenti di spicco e se possibile documentarsi sull’opera del coreografo o assistere alle prove; ma gli sarà utile anche sapersi presentare come artista creativo, ideando immagini originali per il proprio portfolio. Deve saper delineare i tratti di un personaggio carismatico per illustrare un’intervista, o ispirarsi al linguaggio della moda quando fotografa abiti e accessori per la danza, infine conoscere le consuetudini dell’editoria in caso di pubblicazioni per la stampa. Insomma, chi vuole muoversi professionalmente nel mondo della danza necessita di una creatività flessibile, di aggiornamento continuo e conoscenze tecniche approfondite.

In your opinion, a photographer ought to know well the art of dance in order to photograph it or it is enough to be a good photographer in general?

It all depends on the objective that has to be accomplished (and it is so for any subject, not only for dance). Any photographer generally can obtain high quality  images if he has good taste and can use properly his technical device. But if the aim is to become a specialist in dance photography he definitely has to obtain more advanced competences in order to deal with his subject better and choose the right artistic methods. If working at a performance on order you have to foresee the peak moments and, if possible, turn to the choreographer’s work or be present at the rehearsals. But also, it would be useful to present himself as a creative artist, coming up with original ideas of images for his own portfolio. He has to know how to underline specific  traits of charismatic personage to illustrate interviews or get inspired by the language of fashion in order to photograph clothes or accessories related to dance.  Also, being aware of the basics of editorial is necessary if a photographer deals with publications in media. In general, if one  wants to move professionally in the world of dance  he must possess creative flexibility, study continuously and constantly improve his techniques.

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Che cosa ti dà ispirazione?

Tutto il mondo che mi circonda, la natura, la città, le persone, l’arte, la letteratura… L’ispirazione principale comunque mi viene dall’ambiente, esterni e interni che incontro nel mio cammino, a volte casualmente. Mi capita di vedere una facciata particolare, di entrare in un locale interessante e di tornare sul posto in seguito con costumi, trucco, parrucco e modella. Ma è frequente che scatti la foto al momento, quando so che difficilmente potrò tornare sul luogo. Per questo quando viaggio ho sempre con me una borsa con qualche accessorio (scarpe, una tunichetta passe-par-tout, forcine per capelli) per improvvisare in qualunque momento un look da danza su me stessa (in questo caso è il mio impagabile fidanzato, straordinario fotografo, a scattare seguendo le mie indicazioni). Alcune delle mie foto più apprezzate sono nate così: per strada, in un museo o dentro un bar!

What does inspire you?

The whole world around me, the nature, the city, the people, the art and literature… I find my main inspiration in the environment, outside and inside that I meet on my way, sometimes by chance. It happens to see an uncommon facade, enter in a particular place and then return with costumes, make up and a model. Often I make photos right away, knowing that I will hardly be able to return. That is why when in travel I always have a bag with some accessories (shoes, a passe-par-tout tounique and hairpins) to be able to improvise and create a “dance look” even for myself in every moment (in such case there is my priceless fiance, an excellent  photographer, who can follow my instructions and take photos). Some of my most valuable photos were born so – on the street, in a museum or even a bar!

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Chi sono i tuoi soggetti? Sono sempre ballerini professionisti? Li conosci bene come persone e come danzatori?

Ho iniziato giovanissima, andando a vedere tutti gli spettacoli che riuscivo a raggiungere, e ho fotografato grandi artisti internazionali così come compagnie amatoriali. Oggi realizzo principalmente progetti personali e i modelli sono spesso i miei allievi-danzatori, i quali ormai mi conoscono e sanno a cosa vanno incontro quando chiedo loro di posare. Non sono professionisti, ma l’importante è l’affiatamento e la fiducia che si crea tra me e loro. L’espressività è una questione di relazioni, empatia, comunicazione.

Are your protagonists always professional dancers? Do you know them well personally and as dancers?

I started very young, going to all the spectacles that I could get to see and taking pictures of both great internationally known dancers and amateur companies. Now i realise personalized  projects first of all and my models are my dance students who already know me well and understand perfectly what to expect when asked to pose for me. They are not professionals but our mutual understanding and trust between us are very important. Expressiveness is a question of relations, empathy and communication.

Le tue fotografie spesso fanno pensare della pittura. È un effetto che viene naturalmente oppure fa parte dell’idea del progetto?

Questo è un punto importante. La preparazione atletica dei ballerini di oggi ha raggiunto livelli estremi, rispetto a quando danzavo. Si vedono corpi allungatissimi, spaccate sovrannaturali, acrobazie stupefacenti. Tutto questo è spettacolare sul palcoscenico, ma a me interessa poco. Quando ho creato il nome ‘Art pour la Danse’ avevo aggiunto un sottotitolo: ‘La danza come non l’avete mai vista’. Volevo dire che nelle mie foto non si trova quello che molti oggi si aspettano: niente estensioni esasperate, corpi disarticolati, virtuosismi estremi. Io cerco di creare suggestioni ed emozioni, di giocare con l’aspetto scultoreo dei corpi, con le luci e i chiaroscuri. Cerco di enfatizzare la forza, la bellezza, l’energia senza stravolgere la figura umana. Certo, se ho a disposizione soggetti molto dotati li valorizzo, ma non cerco il sensazionale a tutti i costi. Preferisco sfruttare una luce drammatica, creare composizioni di corpi, interventi di body art, combinare soggetto e ambientazione. Il movimento a volte c’è, ma spesso i miei soggetti sono statici, quasi fossero còlti in meditazione. Forse per questo qualcuno nota nelle mie foto un’affinità con la pittura. Ma anche quando viene ritratto in modalità statica il soggetto deve possedere in sé la danza: si devono comunque intravvedere piedi perfetti e arcuati, braccia e schiene plasmate dall’esercizio, portamento e stile da ballerini.

Your photography often reminds of paintings. Does this happen naturally or is it a part of your artistic scenario?

This is a very important point. The athletic capacity of dancers got to the extreme levels lately, compared to the times when I danced. You can see highly developed bodies, supernatural splits and dramatics acrobatics. All this looks spectacular on stage but it does not interest me too much. When I created the name “Art pour la Danse” I added this subtitle – “The dance as you have never seen it”. I wanted to say that on my photos you don’t see things to which everybody is used  now: no excessive extensions, dislocated bodies, no extreme virtuosity. I seek to create suggestions and emotions, play with a sculptural aspect of the bodies, with lights and shadows. I tend to express the force, the beauty and the energy without turning a human figure inside out. Sure, if I have some really gifted objects in disposition I appreciate them but I do not try to make a sensation out of them at any cost. I prefer to make use of a dramatic light, create compositions of the bodies, include somebody art, combine the environment and the subject together. Sometimes there is some movement but most of the time my subjects are static, almost grasped in meditation. Maybe that’s why someone can see some relationship with paintings in my photography. But even when making a static portrait it is important to remember that the subject must be possessed of dance: the feet are to be perfect and arched, the arms and the backs moulded by exercise, the bearing and style are to be those of dancers.

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Come descriveresti Caterina Santinello come fotografa in una sola frase?

Non serve una frase, basta una parola: testarda. Come spesso succede, i miei genitori avrebbero preferito per me una vita più tranquilla e un lavoro sicuro. Ma io ho seguito tenacemente la mia strada. Non potevo farne a meno, perché non ho scelto io la danza, è la danza che ha scelto me!

How can you describe Caterina Santinello as a photographer in one only phrase?

There is no phrase needed, one word is quite enough – stubborn. As it happens often my parents hoped for a calmer life and a secure job for their daughter. But I followed my way firmly. I couldn’t do other because I didn’t choose dance but it was dance that chose me!

Quale location per te è ideale?

Il teatro e la sala prove sono la mia seconda casa, sono i luoghi dove si studia e si lavora duramente per dare vita alla magia della danza. Ma mi stimola molto ricreare la stessa magia anche in contesti apparentemente non pertinenti. Sto elaborando un progetto intitolato ‘Se la danza è in noi, la danza è ovunque’, una frase che dice tutto il mio pensiero: la danza è innanzitutto una ricchezza che portiamo dentro di noi. Perciò ci seguirà ovunque, niente e nessuno potrà separarcene, nemmeno l’età che avanza.

What is your ideal location?

The theatre and the training room are my second home, they are the places where one works and studies intensively to give life to the magic of dance. But it stimulates me a lot recreate the same magic in locations that do not relate strictly to it.  Now i am working on a project that is called “If the dance is inside us, the dance is everywhere”. The phrase that explains everything that I think: the dance is first of all the richness that we have inside. That’s why it follows you everywhere, nothing and nobody can divide us, not even the age that progresses.

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Come vorresti vedere Art pour la Danse tra dieci anni? Esiste un sogno speciale che vorresti raggiungere come progetto?

Dieci anni? Non riesco ad arrivare così lontano con l’immaginazione, i miei progetti cambiano e si ridimensionano giorno per giorno! Ma mi piacerebbe arrivare a organizzare un grande festival di danza abbinata ad altre arti della rappresentazione, come fotografia, video, digital art, e quant’altro la creatività e la tecnologia potranno suggerire in futuro. Ho già iniziato, con un progetto intitolato ‘FormaGestoMovimento’, un’intera giornata di danza, una carrellata di danzatori su un palcoscenico a disposizione di fotografi che vogliano approfondire le tecniche di ripresa della danza nel suo contesto d’elezione, il teatro con le sue luci, la scena e il backstage. Le prime due edizioni (nel 2012 e 2015) sono state accolte con entusiasmo e spero di poter ripetere l’esperienza con maggiori risorse.

How would you like to see Art pour la Danse in ten years? Is there  a special dream that you would like to obtain with this project?

Ten years? I can’t manage to arrive so far away in my imagination, my projects change and get modified day to day! But I would love to arrive to organization of a big festival that would unite the art of dance with other representative arts such as photography, video, digital arts and any others that creativity and technologies will be able to propose at the moment. I have already started, with a project named “FormGestureMovement”, a whole day of dance, a kaleidoscope of dancers on stage available to photographers who want to improve their techniques of shooting dance in its context of competition, in the theatre with its lights, the stage and the backstage. The first two editions (in the 2012 and 2015) were accepted with enthusiasm and I hope to repeat this  experience with more resources.

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Facendo workshop di fotografia, qual è la cosa più importante che cerchi di trasmettere ai tuoi studenti?

Assolutamente essere fedeli a se stessi, non imitare lo stile e i contenuti di qualcun altro, non seguire la moda ma crearsi la propria strada. Cerco di mostrare come dello stesso soggetto si possano dare svariate interpretazioni. In secondo luogo consiglio di non diventare maniacali riguardo alla tecnica. Una foto perfetta ma dal contenuto insignificante è una foto inutile. Meglio concentrarsi sul messaggio che si vuole trasmettere. La tecnica è importante ma non deve prevalere. Del resto i grandi fotografi del passato ci hanno lasciato capolavori insuperati e avevano a disposizione mezzi molto limitati rispetto alla tecnologia odierna.

Holding photography workshops, what is the most important thing that you seek to pass to your students?

To trust themselves, not to imitate styles or substances of others, not follow fashion but create their own way. I try to demonstrate how the same object can be interpreted in many different ways. I also advise not to become obsessed with technical details.  A perfect photo but the one that does not contain any significance in it is absolutely useless. It is better to concentrate on the message that you would like to express. The technics is important but it must not overbalance. Besides the great masters of the past left such insuperable masterpieces and they had very limited technical possibilities compared to what we have now.

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Fotografia come immagine fissa e danza come movimento: sembrano due mondi inconciliabili! Esistono delle tecniche vincenti per trasmettere il movimento tramite la fotografia?

Spesso si dice che la danza non si può fotografare, perché nel momento in cui viene fissata nel fotogramma perde la sua caratteristica principale, cioè il movimento. È vero, non si può “riprodurre” il movimento in fotografia, ma si può “catturare” un attimo fuggente, si può rendere eterna un’emozione. Come ho detto prima, una figura di danza dura quanto un battito di ciglia, ma convertirla in immagine consente di ammirarla per sempre. Per questo io prediligo fotografare con tempi di esposizione brevi, che congelano il movimento e producono un’immagine nitida, ben leggibile. Ma non c’è una regola universale. Molti fotografi (anch’io talvolta) cercano l’immagine “mossa”, che può rendere in modo diverso il senso del movimento e richiede precise tecniche di ripresa, se si vuole ottenere un mosso controllato e creativo. Insomma, la tecnica vincente è quella che permette di comunicare al meglio l’emozione che il soggetto ci ha trasmesso o l’idea che il fotografo ha concepito.

Photography as a fixed image and dance as movement: they seem to be two methods that do not incompatible! Are there any special techniques that help to express movement through photography?

Often you can her that dance can not be photographed because movement as its main  characteristics is lost in the moment of taking a photo and “fixating” it. It’s true, it is impossible reproduce movement in photography, but it is possible to “catch” a moment that slips away, it is possible to immortalize the emotion.  As I said before, a dance figure lasts as long as an eye glimpse, but convert it into an image means delight it forever. That is why I prefer to shoot with short exposition times  that freeze the movement and produce an very clear and readable image. But there is no universal rule. Many photographers (and I do so sometimes too) seek for a degraded image that can transform the feeling of movement and demands special shooting techniques if one wants to achieve a controlled or creative diffusion. In general, your winning techniques is the one that lets you communicate the  emotion that the object gives us or the photographer’s special idea.

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Quale fotografo di oggi o dei tempi passati secondo te è un maestro insuperabile dell’arte fotografica?

Impossibile sceglierne uno! Ma per solidarietà femminile citerò Barbara Morgan, che nella sua carriera ha dedicato ampio spazio alla foto di danza, documentando con immagini di grande raffinatezza e livello tecnico l’opera di Martha Graham.

Which photographer of these days or of the past is the most insuperable in the art of photography?

It is impossible to choose only one! But for the women’s solidarity I would note Barbara Morgan who dedicated a lot of her photography to dance documenting creations of Martha Graham with images of great refinement and technical level.

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