Luca Di Bartolo about his project with Elena Barsotti

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In auto con Alberto, verso lo studio fotografico, li ci aspetta la sua assistente Laura.

Elena Barsotti, che ho incontrato la prima volta nel 2006 in sala prove al Teatro Comunale di Firenze ha accolto il mio invito per passare con noi alcune ore di danza e fotografia, ciò che adoro.

We are in the car with Alberto, going to the studios where his assistant Laura is waiting for us.

Elena Barsotti, who I met for the first time at the State Theatre of Florence, has agreed to pass several hours of dance and photography with us.

elena barsotti copyright luca di bartolo_03

Guardiamo assieme gli abiti che ha portato con se e dopo aver sistemato le luci, scegliamo il primo, azzurro,  Elena lo ha da tempo ma mai indossato.

Si pone al centro e allarga le braccia, scorgo due ali e il fondo a disposizione nello studio non le può contenere.

We are looking together at the dresses that she brought with her and, after adjusting the lights, we choose the first one  – light blue that Elena had for quite a while but has never worn it.

She goes to the center and stretches her arms like two wings that the space of the studios seems to not be enough for her.

Mi fa notare che ha le braccia ‘troppo lunghe’, mi viene da sorridere: dovremo tenere l’airone, come l’ho subito ribattezzata, in gabbia per questa volta, un dispiacere …o forse l’occasione per un futuro.

Vedendo Elena volteggiare, in un attimo capisco che non sarà possibile raccontare il suo volo in fotografia per questa giornata.

She makes a  notice on her arms that they are “too long” and that makes me smile: well we will have to keep the heron, how I renamed her right away,  in the cage this time, unfortunately…. Or maybe for the sake of future occasions! Watching  Elena whirling around I understood that it can hardly be possible to narrate her story in photo images made in one day.

elena barsotti copyright luca di bartolo_06

Abbiamo Leonard Cohen come sottofondo musicale e lascio Elena libera di esprimersi, seppure spesso non possa scattare per lo spazio ristretto, ma un piccolo balzo verso l’alto le apre un sorriso magnifico e questa immagine diventa un’ icona della sua persona vitale.

Chiedo ad Elena di interpretare una figura in cui, solida al suolo con le gambe, apra le sue ali che questa volta vedo come rami di un albero vivente.

Our musical background is Leonard Cohen and I let Elena express herself freely, even if it’s not always possible to shoot for the reason of the limited space, but even a small jump that she makes lightens  her face with such a magnificent smile that this very image becomes the best description of her vital personality.

I ask Elena to open her “wings” while remaining sturdy on the floor and when she does it I see her arms as branches of a living tree.

Ma le mie parole sono più lente dei miei pensieri, Elena scherza e mi dice:”Se non parli le persone non sanno cosa vuoi!” E’ davvero buffa la cosa…ma è vero, penso molto e parlo poco.

Si crea una situazione splendida: la sua leggerezza nei movimenti, la circolarità di questi ed il suo viso sempre espressivo e naturale.

Mi convinco sempre di più che anche in studio si debba danzare, perché le emozioni devono scaturire sincere, oggi, dopo soli 3 giorni da quei momenti, ho più chiaro in mente cosa io desideri da questa artista.

My words are slower than my thoughts, Elena jokes and notices: “If you don’t talk with people they will not know what you want!” Yes, it’s very funny, I think a lot and speak very little.

The situation that has occurred is splendid: her lightness of the movements, their recurrence and the face always very expressive and natural.

I am convinced one more time that even in studios one should dance because the emotions have to be flowing naturally. Now, only three days after the shooting, I have better understanding of what I want from this dancer.

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Continuiamo per un po’ con l’abito azzurro.

Poi si cambia con uno nero, li il fondale bianco diventa luce, è da qui che partiremo la prossima volta: la luce che avvolge, movimento, fragilità, caduta…

Le ripeto più di una volta di quanto sia emozionate seguire le parole del suo corpo, un po’ si imbarazza, ma son fatto così, non trattengo le emozioni e la bellezza di questo momento è speciale.

Alberto è andato a prendere delle cose per scattare alcune immagini di appunti per un suo progetto sugli angeli.

We go on with the blue dress for a while.

Then she puts on a black one, the white background lightens up, and I understand that the next time we will start from here: the light that wraps her up, the movement, the fragility, the falling….

I keep repeating that it’s very exciting  to watch how  her body “talks” and she gets a bit embarrassed, but I am made this way and can’t hold in the emotions, and the beauty of this moment is really special. Alberto is gone away to take a couple of things needed for his photo project dedicated to angels.

Lo chiamo perché approfitti per salvarci dalla ‘fame’, è un pranzo simpatico tra persone sorridenti, si scherza, il mio spirito un po’ folle si sente così a suo agio in questa situazione che mi sento dove desidero stare.

Dedichiamo del tempo all’idea di Alberto: un angelo nero dai lunghi capelli chiarissimi, ma le ali e la parrucca non sono rispondenti all’idea di Alberto, ma per segnarsi i primi appunti possono bastare, dopo aver trovato il modo di fissare soprattutto le ali.

Durante questa fase giro un po’ di video: una musica ‘drammatica’ accompagna il lavoro di Alberto ed il suo angelo nero, si respira sempre un’aria di creazione tra amici.

I call him and ask to bring us something to eat and we have a pleasant lunch among friends, smiling and in a good mood. The situation seems to be made for my crazy spirit and I feel myself to be in the right place.

We dedicate some time to the idea of Alberto: a black angel with long and bright hair but the wig and the wings are not suiting the concept too well…. We decide that it might be enough for the first trial shooting, after adjusting the wings in the right place.

I make a backstage video during this phase, with a dramatic background music. I shoot Alberto working on his black angel, and there is this feeling of creativity among friends in the air.

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Facciamo un ultimo cambio con un altro abito scuro, ci accompagna una raccolta di arie liriche. Il desiderio di seguire la musica diviene forte anche per me e così alla fine salgo sul ‘tappeto’ con Elena per poterla seguire da vicino.

Sono fortunato perché dentro di me sento sia la danza che la musica e la fotografia è uno strumento per unire le mie emozioni con quelle di chi danza.

La forza della musica è grande e le mani di Elena la descrivono pienamente, con loro il suo viso e corpo.

We change the dress one more time, this time a dark one, and we are accompanied by romantic lyrical music. The desire to follow this music becomes so strong that I jump right to the “spot” and shoot close to Elena.

I am fortunate to have a good feeling of both the dance and the music  and photography is my instrument to unite my emotions with the emotions of those who dance.

The power of music is very strong and the arms of Elena describe this power perfectly with their movements, so as the face and the body.

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Sento l’istinto di seguire le sue mani con le mie, per danzare, mi trattengo e continuo a fotografare, temo si possa imbarazzare, ma per me è così perché dentro sento un dialogo con chi mi sta di fronte.

Cambio obiettivo e continuo a seguirla

Ad un certo punto mi guarda e……”Basta!” con un tono morbido ed intimo, ma deciso, le rispondo “Si Elena”, mi scosto, e lei “Altrimenti mi commuovo” e così ci fermiamo.

Solo il questo modo poteva concludersi un momento così inteso, sento di avere raggiunto qualcosa, anche in studio, qualcosa dove anche io posso essere attore di ciò che si crea, non ‘semplice’ fotografo, da qui si parte per una nuova visione più cosciente.

Per assurdo, col il danzatore giusto, questo può essere il luogo in cui trovare l’intimità della danza, si può veramente essere ‘vicini’; è scoprire un mondo nuovo, trovare una nuova prospettiva.

I feel like following her arms with my arms and dancing but I resist and go on taking photos. I am afraid to embarrass her, but for me it is a true feeling of having a dialogue with the person in front of me.  I change the lens and go on shooting.

At some point she looked at me and…. “Enough!”, she said with a gentle but determined voice. I respond “Yes Elena” and back off. “Before I get too emotional about it”, she notices and we stop.

It was the only possible way to finish for such an intense moment. I feel that I have achieved something important, I have understood that even in studio I can be a part of what is being created, I can be an artist and not a “simple” photographer. A new deeper vision of things has been born.

With a right dancer it can become the point of finding the intimacy in the dance, of feeling close and discover a whole new world, find a new perspective.

elena barsotti copyright luca di bartolo_10

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